Dong Zhong Qiu Jing (dòng zhōng qiú jìng, Tung chung chiu ching., 动中求静)
Muoviti con tranquillità (cerca l’immobilità nel movimento)
I praticanti degli stili “esterni” utilizzano tutta la loro energia per compiere salti, proiezioni ed altri movimenti acrobatici, così alla fine dell’azione sono affannati ed ansimanti. Nel Tai Chi Chuan si usa l’immobilità per controllare il movimento e anche se uno si muove è come se fosse fermo, per questo nella esecuzione della Forma, più lenti si pratica e meglio è.
Corso di aggiornamento istruttori Metodo Globale Autodifesa della F.I.J.L.K.A.M. diretto il 7 giugno 2013 a Bari dal M° Giulio Valente, con il M° Nicola De Bartolo ed il M° Marcello De Vivo.
Grazie al M° Pippo Di Raimondo per le immagini (e non solo...)
Il presente articolo è stato realizzato nel febbraio del 2008, raccogliendo e tentando di organizzare in maniera uniforme i pareri allora espressi dai vari partecipanti alla discussione tenuta su un forum di arti marziali. Ringraziamo sinceramente – oggi come allora - tutti coloro che hanno partecipato con i loro contributi.(NdR)
Nella pratica a mani nude, ed ancora di più in quella con le armi, assume importanza imprescindibile l'unità di "azione-movimento", ovvero ad un colpo (uchi, atemi o percossa che sia) deve essere unito uno ed uno solo movimento, di uno o più arti o di tutto il corpo. Se prendiamo in esame un attacco fondamentale di spada come il gyaku yokomen vediamo che si parte in guardia destra con la spada ad altezza media (chudan) e si dovrebbe avanzare direttamente col piede sinistro per chiudere la distanza mentre si porta il colpo, ma spesso accade che più o meno consapevolmente il passo sinistro sia preceduto da un avanzamento più o meno percettibile del piede destro che "scivola" avanti. Cosa apparentemente insignificante, ma che comporta un "ritardo" della azione che in realtà sarebbe fatale, non solo perché ci si avvicina al partner quasi scoperti, non solo per la frazione di tempo che si perde ma anche (e soprattutto?) perché ci si muove quando la nostra "intenzione" è ancora aldilà dall'essere consolidata.
Xiang Lian Bu Duan
(xiāng lián bù duàn, Hsiang lien pu tuan, 相连不断)
Muoviti senza interruzione
Le Scuole “esterne” utilizzano una energia (Jin, jing, Chin) grossolana, detta del “Cielo Posteriore, che è l'insieme delle energie post-natali, quelle energie che costantemente rinnovate ed arricchite tramite la respirazione e la nutrizione hanno il compito di sostenere l'essere vivente fino alla morte.
Si tratta quindi di una energia finita e limitata, la cui consistenza deve essere costantemente rinnovata e che è soggetta a cali, interruzioni e limitazioni. In un confronto si può essere facilmente sconfitti, se la vecchia energia si è oramai consumata e quella nuova non è ancora nata.
Quando un uomo saggio apprende del Tao, lo pratica diligentemente. Quando un uomo medio apprende del Tao, lo pratica qualche volta e spesso lo ignora. Quando un uomo inferiore apprende del Tao, scoppia a ridere. Se non ne ridesse, non sarebbe il Tao.
Angelo Carlino, Maestro di Aikido 4° Dan che segue da vicino il M° Masetti, ha lasciato tra i commenti del blog del M° Daniele Bevivino, alcuni spunti di lavoro per affinare la sensibilità (tutta!) utilizzando il Jo, ovvero il bastone che si usa nella pratica dell'Aikido. Di seguito è riportato l’intervento di Angelo, leggermente editato dallo stesso Daniele. L’articolo originale risale a febbraio 2008, e viene riproposto così come ppubblicato allora e riporta quindi le esperienze e le opinioni degli autori all’epoca della redazione dello stesso. (NdR)
Questi esercizi si possono fare sempre, anche da soli e come una sorta di riscaldamento dei sensi. In piedi in posizione naturale e rilassata, cominciamo a far scorrere il jo tra le mani, senza che queste staccandosi interrompano il contatto con il bastone. Ad esempio, tenendo il jo inclinato sul nostro lato sinistro ed in alto, cominceremo a far scorrere la mano sinistra sino all'estremità, seguita dalla destra per poi ritornare verso il basso. Questo maneggio comincerà a farci prendere confidenza con il bastone e ci aiuterà a visualizzare le sue dimensioni e limiti. Successivamente possiamo fare la stessa cosa, facendo girare il jo, cercando comunque di far sormontare le mani ma senza perdere il contatto.
Nei Wai Xiang He (nèi wài xiāng hé, Nei wai hsiang ho, 内外相合)
Armonizzare la parte esterna con quella interna
Nella pratica del Tai Chi Chuan uno degli obbiettivi principali è favorire lo sviluppo dell’energia spirituale (Shen), tanto che un detto afferma che: “Lo spirito è il comandante e il corpo è il servitore” cosi se sviluppiamo il nostro spirito i nostri movimenti diverranno naturalmente agili.
Per quanto a volte la pratica possa sembrare complicata, le posture da assumere non sono altro che un susseguirsi di posizioni “vuote” e “piene”, di aperture e chiusure. Quando si parla di “aperture” o “chiusure”, non bisogna limitarsi a controllare le posizioni di mani e piedi, ma deve essere coinvolta anche la mente e lo Spirito, che deve “dirigere” l’azione. Quando riusciamo a far diventare una unica unità “interno” ed “esterno”, allora il nostro lavoro potrà dirsi riuscito.
Shang Xia Xiang Sui (shàng xià xiāng suí, Shang hsia hsiang sui, 上下相随)
Coordinare la parte inferiore del corpo con la parte superiore
Coordinare (Sui) tutte e due (Hsiang) le parti del corpo, ovvero far si che la parte superiore del corpo (Shang) si muova in sintonia con quella inferiore (Hsia), e viceversa. Si tratta di uno dei principi più noti del Tai Chi Chuan, e senz’altro di uno dei primi al rispetto del quale viene ammonito chi si accosta alla pratica dell’Arte.
Da questo principio si sviluppa un altro noto ammaestramento, ovvero quello che insegna che: “La forza interna (Chin) ha la radice nei piedi, si sviluppa nelle gambe, è controllata dalla vita e si manifesta nelle dita delle mani".
Ogni parte del corpo deve muoversi in sincronia con le altre, e quando le mani, il bacino ed i piedi si muovono insieme, anche gli occhi seguono l’azione. Se anche una sola parte del corpo si muove in maniera disordinata, il risultato sarà una azione confusa e disordinata.
(Traduzione ed adattamento di “Origins of the Aiki Jo” di Jason Wotherspoon)
Jason Wotherspoon ha riassunto le opinioni più accreditate relative all’origine dell’Aiki jo che interesserà i lettori interessati alle radici storiche delle tecniche di Aikido e armate. L’articolo è stato pubblicato sul forum di Aikido Journal, ricevendo circa 17.000 visite in due anni, a testimonianza di quanto l’argomento sia ben aldilà dal potersi considerare concluso.
Per quanto lontano posso vedere, sono rimaste cinque linee di indagine che meritano di essere seguite, se non per giungere ad una risposta conclusiva sull’argomento, quantomeno per chiarire alcune ipotesi.
la prima è che, come citato in un recente post su E-Budo che pare che O’Sensei Ueshiba Morihei non abbia studiato null’altro (o comunque nulla in maniera approfondita e costante) se non Daito Ryu, oltre ad aver osservato qualche istruttore di Kashima Shinryu per un paio di anni. Ellis Amdur ha affermato di aver trovato poche somiglianze tra lo Aiki-jo e il Kashima Shinryu Bo jutsu, cosicchè questo porta a concludere che ciò che O’Sensei ha imparato il jo/bo jutsu solo da Takeda Sokaku sensei. Questa ipotesi dovrebbe però essere confermata comparando la pratica delle due discipline, confrontando un praticante esperto nel buki waza dell’Aikido di Iwama con un altro esperto della pratica armata della Daito Ryu.
Yong Yi Bu Yong Li (yòng yì bù yòng lì, Yung i pu yung li, 用意不用力)
Usare l’intenzione piuttosto che la forza muscolare
I testi classici del Tai Chi Chuan affermano: “Tutto questo significa usare (Yong) l’intenzione mentale (Yi) e non la forza muscolare (Li)”, percui durante la pratica del Tai Chi Chuan l’intero corpo deve essere rilassato. Dobbiamo evitare che anche un solo grammo di forza muscolare rimanga ad agire sul circuito sanguigno, sulle ossa e sui tendini, limitando i movimenti e solo così saremo agili e capaci di cambiare rapidamente la nostra postura.
Se usiamo l’intenzione mentale, potremo proiettare liberamente la nostra energia e il nostro Chi dovunque riesca a giungere il nostro pensiero; se invece utilizziamo la sola forza muscolare, un avversario potrà facilmente sottometterci quando avremo esaurito la nostra energia fisica.
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